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Il mio primo giorno di asilo

Sono passati tre anni e ti sembra quasi impossibile, da quando il problema principale erano le poppate e i risvegli notturni a ora che ti scontri quotidianamente con i no! e voglio! e la guardi la tua bambina e osservi che ha le gambe lunghe e non sta mai ferma, si guarda in giro e ha gli occhi che brillano dalla voglia di scoprire tutto e abbracciare con lo sguardo tutto quello che le sta intorno. È arrivato il fatidico primo giorno di asilo!

In questi tre anni sono passata attraverso varie fasi e ho imparato molto, soprattutto che quello che avevo in mente io per mia figlia non coincideva quasi mai con quello che lei decideva essere giusto per lei. O semplicemente era giusto per lei, la sua personalità, il suo essere. Le mie fasi hanno oscillato tra convinta montessoriana “mia figlia frequenterà solo una scuola Montessori”, da insegnante di scuola pubblica “mai nella scuola pubblica, magari una scuola famigliare”, a “mai a scuola” molto meglio che la istruisca io, tanto sono insegnante e non avrei problemi a farlo”.

Alla fine lei mi ha fatto capire che aveva una voglia matta di andare a scuola e incontrare altri bambini, giocare con loro, condividere, imparare, relazionarsi con altri, grandi e piccoli. Diventare grande come mi ripete in questi giorni. L’ho capito fondamentalmente da due cose: dalla gioia che le leggo negli occhi la mattina quando la saluto, all’entusiasmo con cui la reincontro quando la vado a prendere. Dalla sua stanchezza fisica che si tramuta in nanne pomeridiane di quasi tre ore, all’appetito che è aumentato, alla serenità con cui gioca a casa, anche da sola. Questi primi giorni di asilo sono luminosi, nessun no! nessun voglio!

Quest’esperienza mi ha fatto capire molte cose e soprattutto come non sia possibile generalizzare e standardizzare un’esperienza per tutti. Omologare, classificare, ritenere un pensiero superiore a un altro sono tutte azioni senza senso, quello che conta è osservare la realtà che abbiamo davanti e ascoltare le esigenze dei nostri bambini che sono essere umani, persone in formazione e non contenitori vuoti da plasmare o riempire. Ogni scelta può essere valida se motivata da una corretta e attenta osservazione che porta a rispondere ai bisogni espressi da quell’individuo in quel momento.

Poi di mezzo ci metto anche la fortuna di aver incontrato sulla mia strada persone splendide che condividono con me l’idea di un’educazione centrata realmente sul rispetto dell’essere umano, sull’ascoltarlo, proteggerlo, metterlo nelle condizioni per cominciare a comprendere come è fatto, per cominciare a capirsi e imparare a gestire le proprie azioni, le proprie emozioni, la propria creatività. Persone, colleghi, amici, altri genitori che hanno saputo mettersi in gioco e confrontarsi per difendere e portare avanti un’idea controcorrente, ma che ha la forza di un messaggio universale e profondo: creare una scuola dove si forgiano sognatori, inventori, appassionati amanti della vita, attenti ascoltatori di se stessi e della propria missione su questa terra.

Questo è il mio primo giorno di asilo. Sono felice perché ho fatto la scelta giusta, quella che mi ha dettato il cuore, quella che mi ha indicato Zoe.

 

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