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Come affrontare il consiglio orientativo di terza media

Mini-guida personale per affrontare la scelta delle superiori

Tempo di scelte importanti per i ragazzi frequentanti la terza media: il 31 gennaio 2019 si chiude il termine ultimo per l’iscrizione alle scuole superiori. Arriva il consiglio orientativo dei professori, le giornate dedicate a visitare le scuole aperte, le discussioni in famiglia, i dubbi, le ansie, le aspettative.

Se chiudo gli occhi e ripeto queste due parole consiglio orientativo mi vengono in mente un sacco di ricordi in primis come studente, quando la scelta doveva essere la mia, ma anche come professoressa e non sempre le mie indicazioni combaciavano con le idee e le proposte degli studenti.

Quando la scelta è toccata a me

A dire il vero io ero tra quei pochi studenti che avevano ben chiaro che cosa fare. Ho sempre avuto una grande passione per la scrittura e in terza media, dopo aver visto il film Sotto tiro con Nick Nolte protagonista come inviato di guerra, avevo caparbiamente deciso che sarei diventata una giornalista e che per fare questo sarebbe stato molto utile frequentare il liceo scientifico. Qualche dubbio ce l’avevo: forse sarebbe stato meglio il classico, visto le mie propensioni per il mondo letterario?

Nella mia città purtroppo il liceo classico era solo privato e a quei tempi fare cinquanta kilometri al giorno, andata e ritorno, per frequentare una scuola in un’altra città era abbastanza impensabile.

Così ho scelto serenamente il liceo scientifico, con l’appoggio degli insegnanti che però mi avevano consigliato di optare per l’indirizzo Brocca. Una sperimentazione in atto negli anni Novanta nelle scuole superiori che prevedeva in sintesi più ore di studio a scuola e più laboratori.

La crisi dei primi mesi e la voglia di cambiare

I primi mesi sono stati abbastanza distruttivi: letteralmente piangevo sulla montagna di compiti che mi ritrovavo ad affrontare per il giorno seguente. Lenta? Disorganizzata? Impreparata a questo nuovo mondo? Forse, ma senz’altro con un carico di lavoro molto maggiore rispetto a quello di cui ero abituata alle scuole medie. Versioni quasi quotidiane, testi, ricerche, relazioni di laboratorio e molto studio.

Tante volte, in quel primo quadrimestre del primo anno ho pensato di mollare, ma poi ho sempre rialzato la testa e sono andata avanti e così sono arrivata, abbastanza dignitosamente, in quinta e anche all’Università. A conti fatti posso ritenermi molto soddisfatta della scelta, ho sacrificato molto, mi sono impegnata, ma l’apertura mentale che ne ho ricevuto e le seguenti possibilità di scelta, mi hanno ripagato dei sacrifici fatti.

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Quando ho dovuto scrivere i consigli

La mia esperienza personale è stata sicuramente determinante quando sono diventata insegnante perché è da lì che sono partita per i consigli orientativi ai miei alunni. Non è stato certo facile, soprattutto la prima volta. Mi chiedevo se quello che stavo proponendo era realmente giusto e se forzare la mano in positivo e negativo fosse necessario. In fin dei conti noi docenti eravamo chiamati solamente a dare un consiglio, non un giudizio, un out out che avrebbe condizionato per sempre le vite di questi ragazzi.

Bisogna essere molto delicati e sensibili e capire che questo momento di passaggio non è per tutti uguali: c’è chi lo vive con serenità e tranquillità, chi invece si fa caricare di ansie. Perciò oltre al consiglio in sé sarebbe utile spiegare chiaramente ad alunni, e genitori, che sbagliare non è un fallimento, ma un opportunità per crescere e conoscere meglio se stessi.

E che conoscere se stessi è un percorso lungo e difficile che non può essere velocizzato in un anno scolastico e sintetizzato in un consiglio di un gruppo di docenti, che se va bene ti conoscono da tre anni.

L’orientamento dovrebbe essere una materia di studio trasversale, una life skills promossa fin dalle scuole dell’infanzia, per aiutare a capire meglio se stessi, le proprie attitudini, ma anche i propri desideri, per rafforzare la propria autostima e imparare a scegliere liberamente. E che tutto questo cambia negli anni perché siamo in continua evoluzione.

Forse oltre a visitare le scuole aperte e arrovellarsi su piani di studio e possibilità future, sarebbe molto utile fare esperienze di vita vera. Visitare posti di lavoro, parlare con adulti e ragazzi che hanno vissuto questa esperienza, incontrare professionisti. Fare piccole esperienze di lavoro, inteso come prendere parte alla realizzazione di un’opera. Imparare ad autovalutarsi e a osservarsi.

Il Laboratorio di orientamento

Per l’ultima classe terza che ho avuto alcuni anni fa avevo proposto un piccolo laboratorio sperimentale di orientamento. Per aiutare i ragazzi a riflettere e ad orientarsi verso una scelta consapevole riguardo “a cosa fare da grandi” durante le ore di italiano, erano stati invitati in classe dei lavoratori ospiti, (un’orafa, un operaio specializzato, una studentessa in Erasmus, un neo agricoltore) scelti in base agli interessi dei ragazzi, che hanno parlato, per un’ora, della loro esperienza, delle scelte, della strada formativa che li avevano portati a svolgere l’attuale attività lavorativa. I ragazzi avevano così la possibilità di ascoltare, fare domande, interagire e venire a contatto diretto con il mondo del lavoro.

È stata un’esperienza ricca e significativa che è piaciuta molto e che ha permesso loro di uscire virtualmente dall’aula scolastica o meglio ha permesso al lavoro di entrare in classe.

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Ma allora come orientarsi?

Mi sono dilungata più del previsto e forse un piccolo riassunto è d’obbligo. Primo l’orientamento non è un indicazione per una scelta del momento, ma un percorso che inizia da lontano. Secondo i consigli degli altri, siano insegnanti e genitori, non sono giudizi, ma punti di vista: valutiamoli, ma con il giusto peso. Terzo la nostra società è in continuo cambiamento, quello che è utile è acquisire competenze trasversali per poter sviluppare una propria visione, un proprio punto di vista che permetta poi di capire qual è la propria strada e di fare scelte consapevoli. Quarto le scelte sono molto variegate e rispondono alle varie necessità, non c’è nulla di valido in assoluto.

E ricordiamoci sempre che l’errore è possibile ed è fonte di crescita. Permette chiarimenti, precisazioni, riflessioni, apre nuove opportunità. E la scuola dovrebbe essere la prima grande opportunità per tutti.

 

 

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