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Il Signor errore

Viviamo in una società che ci vorrebbe tutti perfetti, tutti numeri uno in ogni settore perciò quando inciampiamo in un errore, quando una nostra debolezza emerge e ci rende imperfetti, la frustrazione si impadronisce di noi. Facciamo di tutto per non vederlo questo errore, seppelliamo sotto una coltre di indifferenza ogni nostro sbaglio, attribuiamo al nostro comportamento scuse e alibi. Spesso affermiamo che non è dovuto ad una nostra mancanza, ma è causa di un comportamento altrui.

Basterebbe ammetterlo, che sì quello è un nostro errore, una nostra mancanza, che sì siamo manchevoli perché è naturale che sia così. La vita è un susseguirsi di esperienze generate da errori che ci portano alla crescita proprio attraverso la consapevolezza. La vita ci insegna attraverso la presa di coscienza dei nostri errori e non sarebbe possibile altrimenti. La perfezione non porta a cambiamenti e allontana le persone: l’impossibilità di mutare rende impossibile l’avvicinamento all’altro e la possibilità di capirsi.

L’errore evidenziato in rosso

Entriamo in contatto con l’errore già da piccolissimi: i bambini di un anno circa cominciano a camminare dopo molti tentativi, incertezze, cadute. Corregge il suo errore crescendo e facendo esperienza. Non possiamo illuderci di vivere nella perfezione perché progrediamo per tentativi, riconoscendo i nostri errori. Tutti li commettiamo: grandi e piccini, alunni e insegnanti.

La scuola è il luogo in cui per primo il bambino entra in contatto cosciente con l’errore, ma qui l’errore viene spesso sottolineato come elemento negativo. Spesso nelle verifiche sui saperi acquisti il commettere errori pregiudica il risultato finale: il voto viene assegnato contando gli sbagli commessi. Nelle correzione di scritti e compiti in classe esso viene sottolineato in rosso.

Noi docenti siamo disperati perché spesso gli alunni ripetono i medesimi errori e non troviamo strategie efficaci per far comprendere loro formule o regole grammaticali.

Sottolineare un errore e legargli un voto negativo non portano alla correzione perché per arrivare al superamento di tale errore il bambino deve migliorarsi; come può farlo se la sua autostima e il credere in se stesso vengono minati da giudizi che evidenziano solo le sue lacune? Il bambino, così come l’adulto, può migliorarsi e superare l’errore solamente attraverso l’esperienza ed esercizi di autocorrezione. Il bambino deve poter disporre di materiali autocorrettivi, non deve essere l’adulto dall’alto a correggerlo: questa azione non ha nessuna efficacia e nessuna presa di coscienza.

Se dite a uno scolaro che non sa fare una cosa, vi potrà facilmente rispondere “Perché me lo dici, lo so già!” Questa non è correzione, ma presentazione dei fatti. Correzione e perfezionamento vengono soltanto quando il bambino può esercitarsi a volontà per lungo tempo.

M. Montessori, La mente del bambino

E questo avviene anche per noi adulti. Pensiamo a una qualsiasi attività quotidiano: quanto abbiamo appreso dall’esperienza, dal ripetersi dell’azione, dal fare e rifare. Questo dalla più semplice attività manuale alla più complessa attività cognitiva. Basti pensare alla conoscenza e padronanza di una lingua straniera, allo studio di uno strumento musicale.

Quello che è veramente importante è padroneggiare l’errore

Comprendere gli sbagli commessi e sapersi controllare in modo autonomo è di fondamentale importanza, altrimenti se io non possiedo l’abilità di controllare i miei errori devo per forza affidarmi ad altre persone, che possono non sapere meglio di me. Devo fidarmi, ricorrere all’aiuto degli altri e questo non poter controllare qualcosa in modo indipendente rende il carattere indeciso. Nasce un senso di inferiorità e dubbio delle nostre capacità, poco alla volta viene minata la fiducia in noi stessi.

Photo by Adi Goldstein on Unsplash

Ciò che è dunque necessario è la possibilità di controllare l’errore, possedere i mezzi per ammettere se e quando stiamo sbagliando. Avendo la possibilità di correggere in modo autonomo i nostri errori acquisiamo sicurezza in noi stessi. Questo non significa che diventeremo persone perfette , ma persone che sono coscienti delle proprie possibilità e quindi capaci.

Dire a uno che è sciocco, stupido, coraggioso, buono o cattivo, è una forma di tradimento: il bambino deve rendersi conto da sé di quello che fa, e occorre dargli insieme con la possibilità di svilupparsi quella di controllare i propri errori.

M. Montessori, La mente del bambino

Questo ragionamento porta a minare la certezza dell’utilità dell’attuale sistema valutativo presente nella scuola, il valore della scala numerica e del giudizio a essa attribuito. E tutte le ore a correggere con la penna rossa test e verifiche risultano veramente tempo perso. La correzione, in questo caso, arriva dall’alto e non crea consapevolezza, ma solo frustrazione. Gli errori continueranno a ripetersi, non avremo miglioramento, ma solamente senso di frustrazione da entrambe le parti: alunno/ insegnante.

 

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