Le dinamiche di classe: una gran confusione

Da quando trascorro le mie giornate a casa in compagnia di mia figlia di due anni, alle volte, nei rari momenti di pausa, mi capita di pensare che cosa stia facendo la mia classe in quel dato istante.

Mi rivedo lo scorso anno in aula a fare lezione, solo che ora ho la fortuna di mettere il rallentatore, lo stand by e osservare con calma tutte le dinamiche presenti, in modo tale da esaminare con minuzia e precisione ciò che accade. Che gran fortuna!

Solitamente non c’è mai tempo di capire quello che accade all’interno della classe perché nel medesimo istante è necessario essere concentrati sui contenuti da spiegare, sulle domande degli alunni, e nel mio caso, visto che si tratta di neoadolescenti in erba, sul loro comportamento.

Ho sempre insegnato nella scuola secondaria di primo grado e qui, in una classe prima, ad esempio è già tanto che si rispetti il normale turno di conversazione. Spesso infatti quando si intavola una discussione, visto che oramai le lezioni frontali non esistono più, o non dovrebbero esistere, giustamente, la confusione del parlarsi uno sopra l’altro è l’esito più scontato.

Allora mi trovo a fare un sospiro di sollievo, che gran fortuna godermi questo silenzio e questa pace, spesso in mezzo alla natura, interrotto solamente da qualche richiamo della mia bimba.

Un altro modo di fare scuola è possibile?

Ma è proprio inevitabile tutta questa grande confusione? Me lo sono sempre chiesta. E’ inevitabile che durante le ore di mensa o durante la ricreazione interna sia impossibile comunicare anche solo con un interlocutore posto all’altro capo della stanza? Questa è veramente l’unica versione possibile della scuola oppure un’altra scuola c’è?

Qui non voglio mettere in discussione la bontà del lavoro di molti miei colleghi, che sono certa, perché conosco il loro operato, lavorano per il bene dei ragazzi spinti da grande passione. Mi chiedo solo se un altro modo di fare scuola è possibile. E con altro modo intendo anche con altri risultati.

Ancora tante domande aperte

La scuola è veramente inclusiva? Aiuta tutti a partire dallo stesso piano e a trovarsi poi alla fine più ricchi culturalmente e con più possibilità per avere una vita migliore? La scuola rispetta realmente le propensioni di ognuno? La sensibilità di ognuno?

Quale scopo dovrebbe avere la scuola?

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