#2 Sperimentazione didattica Montessori nella scuola secondaria

  1. Perché una secondaria di primo grado a indirizzo Montessori a Milano?

Binago: La sezione a indirizzo Montessori di Milano è nata da una richiesta dei genitori. A Milano ci sono varie scuole elementari Montessori, una pubblica nel nostro Istituto (Ist. Comprensivo Riccardo Massa) e diverse private. I genitori delle scuole private riuniti in associazione hanno chiesto al nostro dirigente se fosse sensibile all’idea di un’estensione del metodo e disponibile a far continuare il percorso nei successivi gradi scolastici.

È necessario sottolineare comunque che le altre scuole che si sono messe in rete con noi durante il percorso non avevano una scuola primaria al loro interno, perciò si può affermare che sia diffusa la necessità di una scuola diversa. La scuola tradizionale evidentemente non basta più e quindi le famiglie stesse sono sempre più alla ricerca di percorsi scolastici che siano più rispondenti alle esigenze dei ragazzi, sempre più diverse e complesse.

Noi stessi di anno in anno, riscontriamo tra i ragazzini un livello sempre più basso, non solo, o non tanto, dal punto di vista cognitivo, ma a livello di fragilità. La capacità di ascolto, ad esempio, è sempre più scarsa, perciò dobbiamo fare in modo di attivarli con una nuova didattica. Perché nel momento stesso in cui dai il giusto spazio ai ragazzi di questa età loro decollano, si attivano, si interessano, anche i non montessoriani.

La nostra esperienza può essere una bella cartina di tornasole e la validità del metodo non è certo una scoperta recente, basti osservarne la diffusione in Italia e nel mondo. Anche le ultime scoperte delle neuroscienze avvalorano le tesi formulate dalla Montessori nel secolo scorso, in particolare vorrei sottolineare l’importanza dell’apprendimento tra pari, il ruolo della mano nello sviluppo dell’intelligenza, l’apprendimento favorito dalla sperimentazione, dal fare, l’uso dei materiali che concretizzano l’interiorizzazione.

L’esplosione negli ultimi anni del ritorno al metodo Montessori da un senso a tutto ciò, i genitori sempre più attenti alle esigenze dei loro figli se ne sono accorti.

Certamente la scuola media è in crisi perché è l’anello debole del sistema, vede dei docenti fortemente demotivati e non a caso i corsi di formazione per la didattica differenziata Montessori sono molto frequentati. Si capisce che tra i docenti di questa fascia d’età c’è in atto una forte riflessione. Ti rendi conto che i ragazzi ti sfuggono, proporre il lavoro di gruppo non sempre è facile, una cornice metodologica che ti aiuti in un contesto d’equipe con altri colleghi diventa più stimolante. La scuola ha bisogno di docenti motivati.

  1. Quando nasce la vostra esperienza?

Favretto: La sezione ufficiale nasce nel 2012 come progetto interno all’Istituto R. Massa; nel 2016 diventiamo sperimentazione ministeriale a seguito di monitoraggio e di ispezione dell’Ufficio Scolastico e grazie all’opera e al supporto di relazioni positive. La richiesta di sperimentazione ufficiale è stata presentata direttamente al Ministro. Ora sarà interessante capire se questo approccio metodologico può diventare un ordinamento quindi a metodo Montessori o indirizzo Montessori anche nella scuola media, con la continuità didattica e la formazione dei docenti garantita, come avviene nelle elementari.

Istituto R.Massa Milano - sez. Montessori

  1. Quali sono state le difficoltà più grandi che avete incontrato? Quali gli aspetti positivi?

B: Siamo partiti in sordina anche perché c’era da risolvere una questione di relazioni con gli altri colleghi per i quali il Montessori generava diffidenza; il Collegio dei Docenti aveva approvato la sperimentazione, ma più perché c’era stata la pressione dei genitori, e ci aveva dato tre anni di tempo per poter verificare la possibilità di un percorso anche alle medie.

In realtà dopo i tre anni, tre anni di reggenza in cui nuovi dirigenti si sono avvicendati ogni anno, siamo sopravvissuti. Successivamente è arrivata una dirigente stabile che ha ridato dignità a questo progetto e l’ha fatto decollare, insistendo sulla richiesta ministeriale. Nel frattempo siamo stati interpellati da altre scuole, perciò l’idea che questo approccio potesse essere positivo si era già diffuso. La preside l’ha un po’ cavalcata e ha preso contatto con i dirigenti delle altre scuole, da qui è nata la rete di scuole secondarie a indirizzo Montessori, indispensabile per esercitare una pressione verso le istituzioni per far si che questa sperimentazione potesse avere gambe.

Con la sperimentazione interna aveva poco respiro, l’ufficialità ministeriale ci ha permesso di avere molte più risorse, tra queste importantissime le compresenze, indispensabili per poter attuare questa didattica.

F: Premettendo che tutta la scuola avrebbe bisogno di questo, investimenti di risorse umane e di spazio. È necessario sottolineare come le scuole medie siano poverissime di risorse, di arredi, strumenti. La scuola superiore è meglio dotata, mentre gli istituti comprensivi sono più penalizzati. Anche solo fornire di un computer funzionante tutte le classi a volte è un problema. Mancano dei finanziamenti sia per i materiali sia per quelle figure intermedie che negli istituti comprensivi spesso non ci sono, tecnici informatici, che oggi sarebbero essenziali per la didattica .per far funzionare dei laboratori. Queste competenze non sempre sono presenti nelle scuole.

B: Un altro grande problema che negli anni scorsi ha fatto bloccare varie sperimentazioni è che i docenti formati, docenti di ruolo, alle volte perdevano il posto, con un grande spreco di risorse. La sperimentazione interna era troppo sottoposta a variabili personali, in questo modo non si può costruire nulla a lungo termine.

Quando siamo diventati sperimentazione strutturale abbiamo sgombrato il campo ad una serie di problematiche così come la presenza di un dirigente che ci ha sostenuto è stato fondamentale e la presenza dei genitori riuniti in associazione.

Istituto R.Massa Milano - sez. Montessori

  1. Quali sono le maggiori problematiche, secondo voi, presenti nella scuola di oggi e quali le soluzioni possibili?

F: Vedere come la didattica non stava più funzionando, non stesse più rispondendo a esigenze nuove o estremamente forti, mentre questo metodo da delle risposte efficaci e convincenti a tutta una serie di bisogni dei ragazzi. Il metodo ha dato risultati estremamente forti anche nel recuperare la bellezza di questo lavoro che, se fatto seguendo certe metodologie, è molto stimolante. È stato un grande aiuto per recuperare la bellezza e il benessere dello stare a scuola sia per i docenti che per i ragazzi. La scuola è tornata ad essere un luogo di interesse. Non un luogo di parcheggio e sofferenza, da combattere e a cui opporsi.

I ragazzi sono contenti di venire a scuola e più disponibili ad accettare varie proposte perché questa scuola da spazio anche a ciò che mi interessa e mi gratifica e mi serve perché mi fa crescere, e non solo perché mi è utile e mi migliora come persona. Aiuta e da motivazione, i nostri ragazzi sono mediamente più motivati. Uno dei grandi problemi della scuola attuale.

B: Non solo, ma rispondono anche bene agli stimoli che diamo: al laboratorio sull’esperanto proposto quest’anno alle classi prime hanno aderito in massa; c’è sempre molta partecipazione, sono ragazzini che si lasciano sollecitare, trovano interessante per quello che si propone e partecipano attivamente.

Il Montessori stimola l’autoconsapevolezza, attraverso i percorsi di autovalutazione, l’imparare a osservarsi e a individuare i punti di forza e di debolezza, dopo il triennio si ha una maturata capacità di leggersi. Un altro aspetto fondamentale è la possibilità di lavorare, forse più che nelle altre sezioni, sulle relazioni: lavorare in gruppo, puntare molto sull’ambiente relazionale, che diventa poi ambiente di apprendimento. Tutto passa attraverso le relazioni … anche il conflitto diventa un momento per lavorare ed è proprio la didattica che si presta a fare emergere le relazioni.

Possiamo affermare che grazie a questo metodo, magari grazie anche al fatto che i genitori sono più coinvolti, la scuola diventa un luogo interessante dove i ragazzi possono svolgere delle attività che non farebbero da un’altra parte, mentre prima la scuola era il luogo in cui facevo le cose meno interessanti, il luogo in cui facevo le cose più noiose.

  1. In cosa il metodo Montessori può aiutare l’adolescente?

Un’altra intuizione della Montessori è lavorare in modo indiretto: non pretendere di costruire alcunché, ma dare gli stimoli e lasciare che il ragazzo costruisca da se la sua formazione. Questo concetto è fondamentale in un età in cui evolutivamente c’è uno scollamento nei confronti dell’adulto, dove c’è desiderio di auto-affermazione, ricerca della propria identità. Dove l’adulto propositivo, anche se positivo, ma che comunque si presenta come colui che da gli ordini su cosa fare e come fare, può generare opposizione e disimpegno, autoesclusione volontaria.

Rafforza tutti quelli elementi di autoprotezione dal controllo emotivo, sviluppa la capacità di resistere alle fatiche, lo impara vivendo le situazioni e non perché un adulto più o meno normativo gli dice come deve fare. Con gli adolescenti ha un risultato molto forte, proprio perché lavora in modo indiretto.

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  1. Qual è la situazione italiana e quella internazionale per quanto riguarda la diffusione delle scuole secondarie pubbliche a indirizzo Montessori?

B: A Milano ad ora ci sono quattro scuole medie pubbliche a indirizzo, in più in Lombardia abbiamo due realtà private, a Castellanza e a Como. Da alcuni anni, ma ancora senza la formazione ufficiale dell’opera, in partenza nei prossimi mesi nelle Marche, a Castelfidardo e a Terni sono presenti sia elementari che medie. A Roma c’è un gran fermento nel riattivare una sezione che era venuta meno perché sono venuti meno i docenti.

F: In questo periodo storico c’è più interesse e curiosità verso la proposta montessoriana anche nella scuola secondaria, per vari motivi. Non dimentichiamo anche le esperienze decennali dell’Alto Adige, anche se qui la situazione è diversa rispetto alla media italiana perché l’autonomia della provincia ha dato l’opportunità di fare tutto un lavoro particolare sulla scuola pubblica, la formazione dei docenti è però di area tedesca. Si può vedere come un’esperienza di nicchia, ma è comunque molto interessante ed è quella da cui noi abbiamo tratto più spunti di riflessione perché più vicina ai modelli e vincoli della nostra scuola.

L’idea della farm school formulata dalla Montessori per la formazione secondaria è poco diffusa perché poco attuabile, soprattutto nella scuola italiana per vari motivi: è molto costosa dunque non può essere per tutti, perciò penso che non sia giusto investire in quella dimensione. Inoltre ci sono motivazioni culturali: la farm school prevede la vita dei ragazzi lontana dalle famiglie, in una forma collegiale, è una scelta molto forte e estrema che non trova precedenti nella nostra cultura.

Anche all’estero moltissime scuole sono adattamenti urbani (il compromesso urbano, primo fra tutti il Liceo di Amsterdam, prima realtà che applica il metodo in un percorso di scuola secondaria) che non realizzano l’Erkinder, ma sono dei compromessi che condividono idee e metodologie.

 

 

 

 

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