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Un nuovo sistema nazionale di valutazione è possibile?

È realmente possibile dotare la scuola di un nuovo sistema nazionale di valutazione? È possibile avere una scuola dove la valutazione scompaia del tutto, niente più voti e giudizi, ma unicamente l’interesse personale per motivare i ragazzi verso lo studio?

Oppure questa è un’idea irrealizzabile e fuorviante che porterà a creare un ambiente senza regole e punti di riferimento? Insomma i nostri ragazzi hanno realmente bisogno del voto per progredire?

In realtà del voto potremo fare sicuramente a meno e vi sono numerose realtà in Italia come all’estero che attestano questo, poiché interrogazione e verifiche non sono visti come motivanti, ma come stimolatori emotivi che generano ansie e paure poco costruttive per autostima, fiducia e creatività personali.

Per approdare a un nuovo sistema valutativo nazionale è necessario innanzitutto modificare l’atteggiamento e il sentimento con cui l’insegnante si accosta alla valutazione; è necessario creare una nuova relazione tra docente e discente, da conquistare a piccoli passi e basata sulla fiducia e il rispetto reciproco. Fiducia illimitata nel reale e spontaneo interesse del bambino ad apprendere.

Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare. Maria Montessori

In questa nuova relazione non solo dobbiamo imparare a non giudicare chi ci sta di fronte, ma dobbiamo imparare a farci da parte e a mettere lui al centro, il nostro alunno è padrone di apprendere spontaneamente con tranquillità e piacere, sperimentando ad agire con creatività e gioia, diventando così anche padrone del controllo dei suoi apprendimenti. Tutto questo ha delle ricadute enormi sulla costruzione dell’autostima, dell’autonomia e della capacità di autoanalisi. Tutti elementi fondamentali non solo per il mondo della scuola, piuttosto direi per affrontare la vita.

Se una valutazione nazionale senza giudizio e implicazioni morali è possibile, è necessario costruirla chiarendo bene tempi, spazi e soggetti.

Photo by Amy Velazquez on Unsplash

Quando valutare?

I tempi sono sicuramente elastici e concordati tra docente e alunno prima e in itinere al processo di apprendimento, ma la valutazione deve avvenire solamente al termine del lavoro e non durante l’attività. Solitamente la valutazione è intrinseca al lavoro del bambino e per essere responsabilizzante è necessario produrre materiali e attività autovalutanti, ossia che contengano al loro interno il controllo dell’errore, la soluzione del lavoro stesso. Questo non è facilitante come si potrebbe pensare inizialmente, ma permette a chi apprende di concentrarsi sul processo, di sviluppare autonomia e consapevolezza di ciò che già sa e di ciò che può migliorare.

Anche gli spazi sono liberi e funzionali, devono permettere il movimento e devono creare il benessere di tutti gli attori in campo. La situazione tipica dell’interrogazione è alunno di fronte all’insegnante che pone domande e classe in silenzio che ascolta, questo sviluppa una componente emotiva che non tutti sono in grado di gestire e che sicuramente può compromettere, più o meno, la prestazione.

L’insegnante non è colui che fa richieste autoritarie, ma in quanto creatore di spazi, le sue richieste giungono indirettamente all’alunno veicolate dall’ambiente. Dobbiamo imparare a pensare che non c’è una verità assoluta portata dall’insegnante, ma sicuramente davanti a noi c’è un bambino da scoprire.

Che cosa valutare?

Quello che valutiamo non è l’alunno, ma ciò che lui sta facendo perciò dobbiamo prestare molta attenzione alle parole che utilizziamo. Se valutiamo il processo di apprendimento e non il discente, sarà necessario evitare la formula “hai sbagliato” e scegliere piuttosto un “è sbagliato”.

Le richieste fatte dagli insegnanti devono essere differenziate per tutti gli alunni, promuovendo una didattica realmente personalizzata, trasparenti e sollecitanti l’autoespressione.

Il compito dell’insegnante è essenzialmente quello dell’osservatore, mentre gli interventi diretti diventano rari e delicati. Quando osservo devo avere sempre ben chiaro che cosa è indagine della mia attenzione poiché non posso osservare sempre tutto; creerò perciò una lista di indicatori quali ad esempio capacità di scelta dell’attività, tempo dedicato a ciascun lavoro e qualità dell’impegno. Capacità di comprendere e seguire le consegne, lavorando a tappe intermedie, questo da indicatori anche sulle capacità organizzative e autonomia nel portare a termine il lavoro assegnato.

Photo by Paul Hanaoka on Unsplash

Test orali e scritti

Test orali e scritti posso essere proposti per verificare l’efficacia delle proposte fatte dall’insegnante e di conseguenza calibrare i suoi interventi, oltre ad agire sulla consapevolezza e l’autostima dei ragazzi.

Le interrogazioni sono programmate, si possono strutturare con verifiche lampo su tre punti essenziali che devono essere sempre esplicitati e chiariti nei dettagli agli alunni.

Mentre strutturo l’interrogazione dovrò tenere conto del tipo di domande che andrò a formulare: ci sono domande che gli alunni sono autorizzati a non sapere e domande che l’insegnante fa perché sa che ad esse sanno rispondere. È possibile lavorare in coppie con domande e risposte già predisposte, oppure fornire già un elenco di domande e risposte agli alunni. L’obiettivo principale infatti non è verificare quello che essi sanno, ma che essi abbiano appreso.

La prova scritta può essere proposta con continuità, senza tempi e scadenze, con la possibilità di fare e rifare se non si è raggiunto l’obiettivo prefissato.

Autovalutazione e valutazione tra pari

Per sviluppare la consapevolezza, prassi sistematica dovrebbe essere l’autovalutazione, una vera e propria risorsa per l’alunno così come la valutazione tra pari.

Quest’ultima presenta una valenza emotiva molto forte in quanto sposta l’attenzione sugli alunni, attiva il confronto, va a consolidare l’affermazione di sé e la ricercata approvazione degli altri. Inoltre è un’attività fonte di nuovo spazio di osservazione per i docenti.

Il rinnovamento dell’educazione parte anche e soprattutto da qui: non sentirsi giudicati, non sentirsi incasellati in un numero, ma accolti e stimolati a conoscersi, riflettendo costantemente sul proprio operato.

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