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Io ho un sogno

Da quando ho sentito parlare di questa scuola, non faccio che pensare a quanto vorrei che tutte le scuole fossero così. I have a dream, ho un sogno e spero che un giorno possa realmente avverarsi: che tutte le scuole d’Italia possano un giorno offrire ai propri studenti un ambiente bello, organizzato e rispettoso degli allievi come la scuola secondaria a indirizzo Montessori di Bressanone.

Nella scuola oggi il bambino è il centro?

Non è assolutamente vero che ora tutte le scuole pongono al centro il bambino con la sua individualità, purtroppo è tristemente vero che ci si affida ancora alla buona volontà dei singoli docenti, che per fortuna sono molti. Certo non possiamo dire che nelle nostre scuole i ragazzi vengano maltrattati, ma vengono rispettati realmente i loro bisogni? Cosa significa mettere al centro il bambino?

Da quando ho potuto partecipare a una lezione tenuta dalle docenti della scuola secondaria di primo grado di Bressanone inerenti la valutazione e l’autoespressione, all’interno del corso di specializzazione a indirizzo Montessori per docenti della scuola media, ho compreso cosa significhi. Tutte le scuole dovrebbero funzionare in questo modo, non dovrebbe certo essere solo un sogno utopico, ma una possibilità concreta di cambiamento per tutti.

Montessori: un metodo o una nuova visione della vita?

Non voglio addentrarmi sulle caratteristiche peculiari di questa realtà, che mi piacerebbe trattare attraverso un’intervista dedicata ai docenti che qui vi lavorano o magari agli stessi alunni, ma vorrei parlarvi dei principi su cui si fonda e su cui tutte le scuole dovrebbero farlo. In questo momento in cui si parla di cambiamenti e soprattutto in cui si sostiene che i cambiamenti sono possibili e necessari se diventano quotidiani, è importante sottolineare come l’innovazione di questo Istituto non è tanto l’aver adottato, oramai da vent’anni, un metodo didattico diverso, quanto proporre una diversa visione della vita e un modo diverso di affrontarla.

Io ho un sogno

Io ho davanti a me un sogno che questo cambiamento, a poco a poco, diventi la normalità per tutti. Io ho davanti a me un sogno che la scuola sia veramente e principalmente un luogo per i ragazzi, fatto e creato dai ragazzi, dove i docenti siano solo di aiuto e sostegno. Io ho davanti a me un sogno, una scuola dove non si valuti per giudicare, dall’alto della sapienza, tenendo in mano le risposte corrette e giocando sul lato emotivo di chi sta di fronte. Io ho davanti a me un sogno dove tutti, bambini e ragazzi, possano sentirsi amati e sostenuti.

Di quali cambiamenti abbiamo bisogno?

Perchè questo si realizzi c’è bisogno di creare una nuova relazione tra docenti e allievi, di ogni età, da conquistare a piccoli passi, dove rispetto e fiducia siano le parole chiave, condivise. Fiducia principalmente verso lo spontaneo interesse del bambino a conoscere e apprendere. Dove si ponga attenzione anche alle parole autostima, tranquillità, piacere inteso come voglia nel continuare a fare un attività e creatività, come capacità di sperimentare e agire, voglia di mettermi in gioco.

Io ho un sogno in cui vedo scuole con edifici belli e ben curati, con aule fatte realmente a misura di studente, con finestre ampie e luminose, arredamento curato e scelto, dotazioni informatiche degne e corrette per lo sviluppo proprio dell’età. Scuole con giardini, con alberi, piante e aree dedicate. Scuole in cui si possa fare lezione in classe o in corridoio oppure all’aperto.

Io ho un sogno: entrare in una classe dove si possa dialogare e parlare con un tono della voce rispettoso, dove per richiamare l’attenzione non sia necessario urlare. In effetti risulta alquanto strano chiedere di non urlare, urlando! Allora è fantastico poterlo fare attraverso il suono melodioso di un triangolo musicale. Un messaggio chiaro e preciso per indicare di smettere di chiacchierare o per chiunque voglia prendere la parola.

L’insegnante è un osservatore attento, privo di giudizi

Io ho un sogno: insegnare in una scuola in cui i ragazzi possano sviluppare in autonomia i propri interessi e dove l’insegnante non sia il centro del sapere, ma un osservatore attento che con rari e precisi interventi diretti possa guidare l’alunno verso la realizzazione dei propri potenziali. L’insegnante diventa un curatore di spazi, predisposti perché chi apprende possa farlo in autonomia.

Io ho un sogno in cui vedo una scuola senza giudizi umilianti e demotivanti. Una scuola senza voti, in cui interrogazioni e verifiche non siano l’arma per convincere chi ho di fronte a studiare, ma un mezzo per apprendere. Dove la domanda dell’insegnante venga vista come esaltazione di ciò che l’alunno ha studiato e non mezzo per sottolineare lacune e carenze.

Io sogno una scuola che porti gli alunni, attraverso riflessioni, all’autovalutazione e spinga anche per la valutazione tra pari.

Perché fare scuola in un ambiente accogliente, con divani nei corridoi, scaffali aperti con libri a disposizione di tutti, l’angolo del puzzle e degli scacchi per una pausa in un momento di distrazione, non è una scuola che non insegna le regole. Ma una scuola che insegna il rispetto e l’accoglienza. E se cerchiamo una prova della correttezza del nostro agire educativo, guardiamo la felicità del bambino.

Io ho un sogno: scuole che realmente pongano al centro l’individualità e il bisogno dei bambini. Questo non solo per la felicità dei più piccoli, ma anche di chi ci insegna.

 

 

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