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Il mio più bel regalo di Natale

Quest’anno ho ricevuto un regalo di Natale bellissimo, semplice, non era nemmeno incartato ed è arrivato così inaspettato. Ma forse proprio per questo è ancora più significativo. Quest’anno sotto il mio albero non c’erano molti pacchetti a far bella mostra, anzi non ce n’era nessuno perché è uno di quei Natali che non avevo per nulla voglia di imbottigliarmi nel traffico o darmi alla mondanità dello shopping per accontentare amici e parenti. Quest’anno è stato un Natale all’insegna dell’interiorità, delle riflessioni. E di regali solo per i bambini. Ma è stato l’anno in cui ho ricevuto il regalo “più speciale” che avessi mai potuto desiderare. Da insegnante in profonda riflessione sul proprio lavoro.

Alle 17, stanca dopo pranzi e discorsi con parenti, decido di rientrare a casa e sbrigare alcune faccende che riportano alla normalità. Entro, mi tolgo il cappotto e mi metto subito a sistemare alcune cose in cucina. Nemmeno cinque minuti dopo sento bussare alla porta, un po’ sorpresa chiedo chi sia e sento una vocina dall’altro capo rispondermi “sono Federico”.

Apro la porta e mi trovo davanti un mio alunno, che incalza “sono venuto a farle gli auguri di Natale, prof”. Così apro la porta e lo faccio entrare. Mi ha colto un po’ di sorpresa Federico. Lui che non porta mai il materiale a scuola, che è sempre senza libri e senza compiti. Che sembra svogliato e non interessato alla scuola. Proprio lui, durante le vacanze di Natale mentre può starsene tranquillo lontano da quell’ambiente e dagli insegnanti che lo tartassano, cosa fa?! Va a trovare la sua insegnante, forse quella più rompiscatole e che lo tallona di più.

Ho provato un’immensa tenerezza e ho capito, caro Federico, quanto voi ragazzi siete preziosi e fragili e pieni di sfaccettature. Quanto siete persone in formazione, in divenire, in ricerca e quanto avete bisogno di noi adulti. E quanto alle volte noi adulti siamo superficiali e, per un motivo o per l’altro, etichettiamo i vostri comportamenti senza chiederci se c’è qualcos’altro che vi spinge in quella direzione. Ti ringrazio caro Federico perché mi hai fatto capire quanto sia importante il mio lavoro e quanto sia importante che venga fatto con il cuore. E con mille attenzioni. Ti ringrazio Federico perché ho capito quanto sia ricco il mio lavoro e complesso, perché non basta conoscere la materia, padroneggiare le conoscenze. Ma è necessario avere un grande cuore, aperto, osservatore. Pronto a accogliere e soprattutto ad ascoltare.

Il più bel regalo di Natale che potessi desiderare, questa visita di Federico*, perché mi ha permesso di crescere e capire cosa significhi insegnare con il cuore e quanto, ancora, conti l’aspetto umano nel mio lavoro.

(*i nomi sono di invenzione)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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