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Peer education o educazione tra pari a scuola

Che cos’è la peer education? Il termine inglese ne fa sembrare una moderna scoperta didattica, un’innovazione degli anni Duemila per rimanere al passo con i tempi e svecchiare scuola e libri di testo, ma in realtà non è nulla di stravolgente e nuovo. Si potrebbe semplicemente tradurre con l’italiano, più elegante ed esaustivo al suono, educazione tra pari. Una proposta educativa che vede l’insegnante adulto messo in disparte e ha come attori principali gli alunni, i bambini e i ragazzi che diventano docenti uno per l’altro.

Una tecnica riscoperta da poco, forse perché da poco è stata avvalorata dalle ricerche neuroscientifiche che ne hanno messo in evidenza i benefici in termini di qualità di apprendimento, competenze acquisite e autostima e gratificazione di cui i soggetti coinvolti possono beneficiare. Ma in realtà una modalità didattica da sempre utilizzata nella scuola attraverso lo studio in piccoli gruppi di lavoro, le tradizionali ricerche o approfondimenti di argomenti. Una modalità che un tempo veniva usata solitamente nel tempo pieno o per sviluppare determinate tematiche, in campo geografico o storico, per approfondire argomenti che altrimenti avrebbero richiesto un tempo troppo lungo. Ma la peer education è qualcosa di più.

L’educazione tra pari, come viene sostenuta e proposta oggi, è un vero e proprio strumento didattico, di uso quotidiano e utilizzabile per sviluppare ogni argomento che permette ai bambini e ragazzi di mettere in campo competenze e strategie, talenti e predisposizioni, al servizio del prossimo, senza avvalorare quel divario e quella distanza che inevitabilmente si viene a creare con l’adulto e che può portare a sensi di frustrazione e incomprensione tra educatore e ricevente.

Questo potrebbe rivelarsi un ottimo strumento per sviluppare una vera didattica personalizzata, dove il docente si fa osservatore e non semplicemente trasmettitore di conoscenze. Osservatore attento che interviene dove è richiesto il suo lavoro per aiutare e supportare disagi, difficoltà di apprendimenti o bisogni specifici. Si potrebbe quasi chiamare il grande strumento compensativo, che riassume in sé tutti gli aiuti che un insegnante può fornire al proprio alunno.

Maria Montessori con i suoi materiali di lavoro per la scuola primaria e i programmi di lavoro trasversali per la scuola secondaria come modalità didattiche quotidiane, non ha fatto altro che utilizzare lo strumento della peer education già a inizio del XX secolo, quando l’inglese non era ancora la lingua veicolare di idee e concetti innovativi, le classi erano numerosissime e l’insegnamento frontale un dogma.

Il più grande segno di successo per un insegnante… è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi.

M. Montessori

Così si esprimeva la più nota pedagogista italiana, osservando come i bambini possono lavorare benissimo da soli e tra loro, se sostenuti da un ambiente preparato e dei materiali studiati per lo sviluppo autonomo, in piena libertà. La peer education è uno strumento utile ed essenziale che possiamo usare in classe quotidianamente per superare delle difficoltà di apprendimento e per assecondare interessi e curiosità degli allievi, per svolgere al meglio il nostro lavoro e per veicolare concetti educativi e di prevenzione che vanno al di là della pura didattica.

 

 

 

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