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Insegnanti felici cambiano il mondo

La motivazione nasce dall’essere soddisfatti di sé, dall’avere raggiunto una centratura interiore oppure è la vita con le esperienze quotidiane e le bellezze che ci fa incontrare a creare il nostro benessere? Insomma la felicità arriva dall’interno o dall’esterno?

Sono una di quelle persone abbastanza convinte del fatto che il mondo è come lo vedono i nostri occhi, perciò penso che se siamo abituati a vedere il bicchiere mezzo vuoto e a ragionare parlando di problemi e non di opportunità, è inevitabile che la vita ci appaia come una distesa di problemi e quindi l’insoddisfazione si approprierà di noi.

La felicità è condizione necessaria per creare la motivazione?

Di fondo sono un’inguaribile ottimista, una di quelle persone che trova sempre un lato positivo nelle esperienze vissute, ma proprio oggi un messaggio di una mia lettrice su Instagram mi ha posto davanti un interrogativo piuttosto interessante. Mentre mi chiedevo se la scuola fosse realmente una prigione per lo spirito dei nostri adolescenti come canta Daniele Silvestri in Argentovivo, lei mi ha risposto che tutto dipende dall’incontro con docenti motivati, vivaci, appassionati, curiosi e interessati ai ragazzi e che questo molto dipende dall’appagamento interiore dei docenti, dal loro grado di soddisfazione.

Un bel quesito su cui ragionare. È ovvio che l’insoddisfazione di sé porta a catena un insoddisfazione per il mondo che ci circonda, ma dove si trova il limite tra l’accettazione di sé e l’ambiente che stimola e predispone? Il lavoro è esclusivamente interiore oppure nasce da un incontro tra personalità e esteriorità? Quanto un ambiente stimolante, bello, positivo aiuta le persone e le rende vivaci e interessate? E perciò motivate e motivanti?

Volere è potere

Il volere della persona è senz’altro determinante, così come la sua centratura. Un uomo soddisfatto di sé, realizzato, che si accetta nei suoi lati positivi e negativi senza giudicarsi è sicuramente un generatore di energia positiva. Ma da montessoriana convinta penso che l’ambiente sia determinante, sia quell’appiglio che il benessere interiore necessita trovare all’esterno per rimbalzare all’interno con sempre più energia e, in un gioco di rimandi che si rafforzano a vicenda, tornare all’esterno ogni volta più carico.

Parto dalla mia esperienza personale

Probabilmente la mia insoddisfazione dietro la cattedra è generata da una mia insoddisfazione personale verso questo lavoro e non solo, nella vita periodicamente ci troviamo davanti a punti di svolta. Non è stata una mia scelta fare l’insegnante, ma diciamo che la vita mi ha portato lì. Insegnare mi è comunque sempre piaciuto, da piccola il mi gioco preferito era far finta di essere la maestra e dentro questi panni mi sono sempre trovata bene.

Abbastanza presto ho però cominciato a trovarmi impacciata in questo ruolo, quello che sentivo mi mancava erano strumenti efficaci per incidere sulla motivazione dei ragazzi che trovavo di fronte. Trovo che bambini e adolescenti siano una miniera di interesse e curiosità per noi adulti e sono convinta che sono loro più spesso ad insegnare a noi che noi a loro, ma non mi sento più appassionata e motivata. Principalmente perché vedo che il lavoro che svolgo, con gli strumenti (classi numerose, aula chiusa, cattedra, vincoli burocratici, voti, …) che ho a disposizione, non è sufficiente anzi spesso è generatore di tutte quelle difficoltà e problemi che poi ci troviamo a gestire in classe (problemi di apprendimenti, attenzione, motivazione, …).

Non sempre è possibile agire in libertà

Quando ho provato ad apportare delle modifiche e con energia ed entusiasmo ho cominciato a introdurre delle novità, mi sono trovata di fronte un muro. Non mi sono spaventata e ho insistito, ma ora trovo che il gioco non valga la candela. Troppo dispendio di energia, soprattutto se ci si trova da soli a remare contro colleghi, superiori e famiglie. Sembra che la scuola sia diventata una trincea, tutti contro tutti. Ma il mio lavoro da insegnante è quello di educare e mi richiede di essere prima di tutto un modello di apertura, collaborazione, accoglienza.

Se mi trovo in un ambiente in cui tra colleghi non si risponde nemmeno al saluto in corridoio, ci si fa la guerra per chi è più bravo e ottiene migliori risultati, se per spostare i banchi devo stare attenta alla sicurezza e per portare i ragazzi all’aperto devo fare domanda in carta bollata, non trovo che si possa parlare di libertà didattica e di ambiente piacevole e stimolante.

Certo ho un po’ esagerato con le limitazioni, diciamo che ho dipinto la situazione in senso ironico, ma poi nemmeno tanto. Alla fine lo sappiamo tutti che le note non sono uno strumento efficace e valido per dialogare con alunni e genitori, ma sono ancora in vigore e non abbiamo nulla che le sostituisca.

L’entusiasmo sta anche in ciò che mi circonda

Allora io penso che potrei ritrovare quell’entusiasmo e quella motivazione non tanto dove mi pagano di più o dove trovo colleghi disposti al saluto e alla collaborazione, ma dove ho la libertà di propormi ed esprimermi con la mia personalità. Dove posso sbagliare e imparare dai miei sbagli. Dove mi sento alla pari con i genitori, né sempre sotto accusa né superiore.

E aggiungo anche che personalmente ho la necessità di lavorare in un ambiente bello e curato: dove posso aprire le finestre per respirare l’aria pulita, dove l’arredamento è scelto con gusto e trattato con cura, dove c’è un giardino per poter rilassarsi e lavorare in serenità.

Forse se fossi già appagata di mio non avrei tutte questi bisogni?

 

2 pensieri riguardo “Insegnanti felici cambiano il mondo”

  1. Ora mi è decisamente più chiaro che cosa intendevi.
    Certo, uno può essere centrato e soddisfatto di sè qusnto vuole, ma se vive un ambiente lavorativo ostile, c’è ben poco da rallegrarsi e fare voli pindarici. Tocca adattarsi alla meglio, tirar fuori quel che si può.
    Ed è anche chiaro che poi, quell’insoddisfazione uno se la porta a casa, generando tristi spirali di frustrazione e infelicità.
    Suona forte questa riflessione in me: avevo vinto un concorso e lavoravo a tempo indeterminato in un nido comunale, quando ho ribaltato tutta la mia vita per seguire quella che mi era sembrata da subito la “strada giusta”.
    I miei figli hanno seguito percorsi tradizionali e fatto esperienze e incontri a volte molto complessi e altre di straordinaria bellezza.
    La scelta metodologica e didattica non è sempre garanzia di qualità: ho conosciuto pessimi insegnanti con storici formativi spettacolari.
    La scuola la fanno le anime che la abitano, non smetterò mai di dirlo.
    Grazie Anna, si annusa proprio in queste pagine la tua anima bella ed entusiasta.
    Gioia, intagliatrice.

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