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Perché nascono le difficoltà scolastiche in adolescenza e come arginarle

L’inizio della scuola secondaria di primo grado coincide spesso con l’emergere di ulteriori difficoltà di apprendimento e di relazione con conseguenze negative sul benessere dell’adolescente e dell’intera famiglia, questo dipende da una molteplicità di fattori. Proviamo ad indagare e riflettere perché nascono le difficoltà scolastiche e quindi quali soluzioni adottare.

Scuola facile o difficile?

Nell’opinione comune la scuola buona è quella difficile, mentre quella facile viene giudicata scadente. Così si è diffuso il pensiero che l’apprendimento per essere efficace e valido debba essere faticoso, pieno di ostacoli e difficoltà e che solo attraverso la fatica e la sofferenza si giunga al raggiungimento dell’obiettivo.

La scuola facile è quella in cui non si fa fatica, quella difficile è quella in cui l’insegnante “pretende”, cioè alza sempre di più l’asticella delle richieste ed esige più fatica e più sforzo.

G. Stella, Tutta un’altra scuola

Molti genitori ragionano usando il binomio facile/ difficile e così anche molti insegnanti che si lamentano sempre più spesso di dover semplificare concetti e attività andando ad abbassare qualitativamente la proposta didattica, desiderando invece sempre più una scuola selettiva e quindi più difficile.

Apprendere non è faticare

Ma se ci fermiamo un attimo a riflettere ci rendiamo subito consapevoli che l’apprendimento non è sinonimo di sforzo e fatica. Basti osservare come impara un bambino molto piccolo, lo fa con curiosità, scoperta, divertimento, anche quando si accosta a concetti molto complessi, come può essere l’apprendimento della lingua materna. Soprattutto lo fa attraverso il gioco e la ripetizione dell’attività, spontaneamente perché attratto, senza bisogno di sollecitazioni o di azioni costrittive.

Come allontanare le difficoltà di apprendiemto

Uno dei primi ingredienti per arginare e allontanare le difficoltà di apprendimento è uscire da questo binomio e proporre una scuola che sia sensibile alle reali necessità di studio, che solleciti, attraverso le attività proposte curiosità, scoperta e divertimento. Una scuola a misura di studente, dove non si misurano le prestazioni con una scala numerica, ma dove si valorizzano i progressi attraverso un dialogo costante tra alunno e insegnante.

Questo cambiamento è sempre più necessario soprattutto nella scuola secondaria, dove si passa dalla fanciullezza all’adolescenza e dove un insuccesso scolastico può portare a frustrazioni e malesseri che con il tempo si trasformano in abbandono scolastico. Sempre più diffuso, non solo tra chi “non ha buoni risultati scolastici”, ma anche tra chi a scuola non trova un clima accogliente e sereno.

Molto possono fare anche le famiglie

Per operare questo cambiamento è certo fondamentale avere insegnanti che escano dai meccanismi programmi da rispettare-prove invalsi-valutazione e dal pensiero che se non è abbastanza difficile non è valido, ma non è certo facile mutare il pensiero di gran parte del corpo docenti. Molto possono fare anche i genitori e chiunque circondi il ragazzo, portandolo a vivere in un contesto dove l’apprendimento viene vissuto come qualcosa di stimolante, interessante, cooperativo. Non come un obbligo da subire.

Apprendere non è solo imparare a leggere e scrivere o memorizzare le tabelline, apprendere è anche imparare dialogando con i genitori o svolgendo con loro un attività pratica come cucinare un dolce. Questo si può fare da piccolissimi come in adolescenza, andando così a lavorare anche sul piano delle relazioni.

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