Le regole di classe: come proporle e condividerle

In ogni gruppo di lavoro, in ogni incontro e cooperazione tra gruppi di individui c’è, come primo passo per stare bene nella relazione, la scelta e condivisione di alcune regole di comportamento. Regole implicite oppure esplicite che il gruppo deve darsi per poter condividere uno spazio e del tempo senza creare confusione e produrre incomprensione. In una classe, in un gruppo di bambini e ragazzi questo è ancora più utile e necessario fin dai primissimi giorni, per creare quel contenimento che permetterà poi di lavorare sulla relazione e la didattica.

Come scegliere le regole?

Nel contesto classe, come in ogni relazione tra individui, le regole nascono dalle esigenze dei singoli e del gruppo nel perseguire un obiettivo comune, devono perciò fungere da facilitatori nel perseguire l’obiettivo, nascere da esigenze personali sentite e vissute e assolutamente non imposte dall’alto. Le regole sono importanti perciò dovrebbero sempre essere comprese e dunque spiegate, discusse, evitando di calarle dall’alto rispecchiando il volere e il punto di vista di un unico interlocutore.

L’insegnante non può entrare in classe ed elencare una serie di divieti legati al comportamento poiché queste regole verrebbero viste esattamente come qualcosa da cui trasgredire proprio perché esterne agli altri membri del gruppo, non sentite, non negoziate. Per questo è sempre importante contrattare le regole di classe, soprattutto in ambienti più problematici, dove queste ultime tendono a non essere seguite. Negoziare e condividere non significa perdere il focus della situazioni, le redini del gruppo; lo scopo della discussione e condivisione è essenzialmente rendere consapevoli della necessità delle regole.

Regole esperienziali

Ecco perché è necessario e auspicabile lavorare proponendo attività esperienziali che facciano comprendere il bisogno di quella regola per vivere nel benessere. Chiediamoci perché è frequente nelle classi prime, di ogni ordine e grado, l’incapacità a gestire la comunicazione: spesso uno parla sopra l’altro, senza rispettare i turni di conversazione, con un tono di voce alto e la confusione è praticamente assicurata. Qual è la soluzione adottata solitamente? Un urlo ancora più alto che sovrasta la confusione, un disperarsi a ricordare che è necessario alzare la mano, aspettare il proprio turno e ascoltarsi.

Parlare rispettando il turno di parola

Proviamo a ricreare, attraverso la teatralizzazione, all’interno della classe una situazione di confusione e fastidio sonoro e chiediamo poi ai ragazzi come si sono sentiti e quali sensazioni hanno provato. Discutiamone con loro e invitiamoli a trovare una soluzione per migliorare gli aspetti negativi che hanno vissuto, raccogliamo gli eventuali elementi positivi colti e vissuti. In questo modo la regola del parlare con un tono di voce adeguato non viene imposto dall’alto e la relativa sensazione di benessere vissuta nella quiete porta l’alunno a ricercare automaticamente quest’ultima.

Nei casi in cui, durante attività specifiche come i lavori in gruppo, questa capacità di controllo del volume venisse meno è importante che l’insegnante non intervenga alzando la voce, ma esattamente all’opposto parlando sottovoce o richiamando il silenzio attraverso il suono di una musicalità condivisa (campanellino, triangolo).

Le regole non sono divieti

Tra le regole di classe è opportuno inserire sia direttive legate al comportamento più prettamente relazionale sia regole motivazionali. Non basta evitare di parlare ad alta voce o rispettare il turno di parola per vivere nel benessere, ma è necessaria soprattutto creare un gruppo convinto della necessità di mettersi in gioco, correndo rischi e facendo errori per migliorarsi, un gruppo che abbia voglia di provare cose nuove e che sia pronto a imparare. Un gruppo che sia disposto a sognare, a credere in se stesso lavorando duro. Come veicolare questi concetti nella pratica? Sottolineando i progressi, proponendo con entusiasmo le novità, rafforzando l’autostima, togliendo il giudizio e lavorando sodo noi stessi.

 

 

 

 

 

 

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