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#1 Asilo nel Bosco, intervista al maestro Paolo Mai

Alla scoperta di una nuova realtà e di un altro modo di fare scuola: maestra la Natura

  1. Lei è il cofondatore dell’asilo nel bosco: quando nasce questa esperienza e perché?

Questa esperienza è nata vent’anni fa quando abbiamo aperto la prima scuola che si chiamava l’Emilio e aveva come orientamento l’educazione all’aria aperta, anche se non con un approccio radicale come quello attuale dell’asilo nel bosco. Lentamente poi, con l’intento di rispondere ai bisogni dei bambini, siamo arrivati all’Asilo nel Bosco: cinque anni fa è iniziata una sperimentazione all’interno dell’asilo l’Emilio, con gradualità accompagnando famiglie e bambini. Inizialmente con solo sei bambini, ma presto ci siamo ingranditi perché subito sono emerse le virtù di questa metodologia nel rispondere alle loro esigenze.

  1. Una giornata tipo nella vostra scuola.

Non c’è una giornata tipo rigida, ma possiamo parlare di routine. L’accoglienza è dilatata nel tempo, circa fino alle 10, per permettere alle famiglie se possibile di trascorrere tempo lento con i figli.

Dalle 7.30 alle 10.00 accogliamo i bambini con un momento che si chiama Proposte multiple, il suo obiettivo è stimolare l’acquisizione delle competenze sottolineate come importanti anche dal Ministero per questa fascia di età: c’è una proposta artistica, dove si lavora sulla manualità fine e l’educazione sensoriale, ci possono essere laboratori di pozioni magiche oppure si taglia l’insalata per le galline o ci si dedica alla pittura con materiali naturali, si lavora la creta; solitamente c’è una proposta nel campo di esperienze conoscenze del mondo, ad esempio prendersi cura degli animali della fattoria, dell’orto, andare a raccogliere delle piante per poi classificarle per i laboratori successivi; c’è una proposta espressiva legata alle verbalizzazioni in cui vengono lette delle favole oppure c’è un maestro che suona e fa musica; c’è sempre la possibilità del gioco libero, strumento fondamentale per costruire le relazioni e favorire la costruzione dell’identità, spesso i bambini utilizzano il gioco simbolico o di movimento.

Proponiamo anche un attività motoria, un percorso costruito con elementi naturali che di solito ai bambini piace modificare.

Alle 10 facciamo il cerchio con tutti i bambini, questo è un momento specifico per lavorare sull’educazione emozionale. In realtà su questo aspetto ci lavoriamo sempre, ma questo è un momento di routine per chiederci come stiamo, aiutare i bambini a conoscersi e a capire quali sono le emozioni e come gestirle.

A metà mattina usciamo per una passeggiata. C’è da sottolineare che il luogo in cui ci troviamo offre diverse opportunità: qui accanto scorre il fiume, c’è una fattoria didattica, il maneggio, un apicoltore e a pochi passi gli scavi archeologico, il borgo medievale. Andiamo in esplorazione, godendoci il cammino senza la fretta di raggiungere una meta. I bambini spesso si fermano a metà percorso perché incuriositi da qualche incontro.

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  1. Quali sono le problematiche, secondo lei, presenti nella scuola di oggi e quali le soluzioni possibili?

I problemi presenti nella scuola di oggi sono molti e abbastanza evidenti. Innanzitutto il malessere con cui molti bambini vivono questa esperienza, da uno studio di una commissione parlamentare risulta che il 73% dei ragazzi delle scuole medie vive dentro una soglia di malessere secondo i parametri del burnout, mentre per le maestre si parla del 51%. Il quadro non è edificante.

Fondamentalmente credo che questa scuola non sia costruita per rispondere alle esigenze di apprendimento dei bambini, come la motivazione interna e l’interesse, spesso le conoscenze sono calate dall’alto e ciò fa si che gli apprendimenti interni non avvengano.

La didattica inoltre utilizza strumenti che, anche secondo gli ultimi studi delle neuroscienze, non risultano funzionali (lezione frontale, sistema dei giudizi, voto, pagelle); manca una reale attenzione al gioco, l’arte, il tempo gestito dai bambini e il movimento, per favorire l’apprendimento reale, sono spesso sottovalutati.

Quella attuale è una scuola da rifondare in cui va creato necessariamente un altro paradigma.

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  1. Che cosa si intende per educazione emozionale?

Per noi l’educazione emozionale è un approccio sistemico, non serve solo per lavorare con i bambini, ma è anche autoeducazione. Il lavoro con le famiglie è molto importante, deve essere svolto in modo coordinato, l’esempio è ciò che educa di più i bambini e se i genitori non sanno gestire le emozioni è difficile per i bambini avere degli esempi virtuosi che li aiutino.

Educare alle emozioni è fondamentale per esprimere il potenziale cognitivo dei bambini perché se non si sa gestire l’ansia o la vergogna difficilmente potremo esprimere il nostro potenziale e poi perché è fondamentale per il benessere fisico. C’è un legame molto stretto e molto importante tra gestione delle emozioni e patologie.

  1. Perché è così importante farla?

Le emozioni fanno parte della vita di tutti noi, le mettiamo a disposizione della vita di tutti i giorni per vivere meglio, ma se non sappiamo gestirle potrebbero diventare un peso o un blocco.

L’importanza risulta chiara valutando il fatto che negli ultimi mesi pochi probabilmente hanno dovuto applicare la formula del perossido di azoto o trovare l’area del triangolo scaleno, ma tutti abbiamo a che fare ogni giorno con le emozioni.

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  1. Tra le tante pedagogie (Montessori, Steiner, …) perché scegliere proprio l’outdoor education?

Molti sono i modelli pedagogici che ci hanno ispirato, noi non crediamo nei modelli rigidi perché sono nati e cresciuti in altri contesti culturali e spaziali e quindi necessitano di un opera di adattamento. Ci piacciono molto i movimenti pedagogici dell’America latina, che sono all’avanguardia per la sperimentazione pedagogica e didattica, ma ci piacciono anche tanto Maria Montessori, Celestin Freinet, il mastro Mario Lodi, Gianfranco Zavalloni, … è difficile sceglierne uno. Fondamentalmente crediamo in modelli educativi vivi che partano dai bambini e che quindi siano flessibili e non rigidi.

  1. Dove è quando nasce questo modo di fare scuola? Qual è la situazione attuale?

Le prime scuole all’aperto sono nate proprio in Italia all’inizio del XX secolo a Bologna ai giardini Margherita, poi a ruota a Milano e a Roma. Con il nome Scuola nel Bosco sono emerse nel 1950 in Danimarca e si sono rapidamente sviluppate in tutto il Europa. In realtà di educazione all’aria aperta parlava già Frobel nel XVII sc. o Rouseau nel secolo successivo. L’importanza dell’educazione in natura è sempre stata un qualcosa sottolineato da tutte le teorie pedagogiche.

In Italia siamo partiti noi a Ostia cinque anni fa e a oggi ci sono più di cento progetti in atto, lo sviluppo è stato molto rapido. Noi italiani siamo sempre un po’ restii al cambiamento perciò ci abbiamo messo più tempo, ma ora stiamo viaggiando ad una certa velocità!

Per saperne di più:

Pagina Fb L’asilo nel Bosco/ Sito web http://www.asilonelbosco.com/ Libro “L’Asilo nel Bosco. Un nuovo paradigma educativo” ed Tlön +dvd

 

 

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